Castelbolognese Paola

Castelbolognese Paola

percorso di internamento: Piandimeleto (PS) dal 2/4/'41 al 16/2/'43; Macerata Feltria (PS) dal 17/2 al 5/4/'43; Cantiano (PS) dal 6/4 al 18/8/'43.

Lidia Maggioli e Antonio Mazzoni nel sito https://www.archiviomaggiolimazzoni.it/scheda/?id_scheda=113, così ricostruiscono le vicende dell’internamento di Paola Castelbolognese nei comuni di Piandimeleto, Macerata Feltria e Cantiano, a partire dai documenti della Questura di Pesaro e Urbino.

“Nel marzo del ’41 è segnalata dalla Questura della capitale con particolare sprezzo. "Figlia di sospettato politico, donna… scaltra e riservata, pericolosa nell'attuale momento politico". Questo il tono della nota. Si aggiunge che da anni è separata dal marito, ufficiale della milizia fascista, il quale le corrisponde un sussidio mensile al pari di quanto fa il padre.

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Viene destinata a Piandimeleto in Provincia di Pesaro e vi giunge in avanzato stato di gravidanza. Il bimbo, che nasce il 28 aprile, muore pochi giorni dopo. L'internata per questa nascita avrà ulteriori dispiaceri e forse per rincuorarla suo padre Umberto si fa autorizzare a raggiungerla per qualche giorno da Trieste.

Con la famiglia Rosaspina, presso la quale abita, intrattiene buone relazioni, tanto che si serve dei loro nomi per evadere la censura postale. Nella stessa abitazione sono ospitati altri internati, ebrei come Giuseppe Levi e politici italiani o sloveni, compreso il giornalista di Lubiana, Andrea Verbic. La stessa Paola aveva rapporti con la Slovenia dove il padre lavorava, infatti risulta emigrata a Sesana nel '33. Per un periodo è compresente nel comune di Piandimeleto con Aldo Moscato e Giacobbe Fatucci il quale ultimo si serve della sorella triestina di Paola, Nives, per aggirare la censura postale facendola passare per la propria fidanzata. Ma anche in questo caso l’espediente viene scoperto, altrimenti non ne avremmo notizia.

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Quando una lettera con la firma falsificata viene scoperta, l'autrice viene trasferita per ragioni disciplinari. Tuttavia resta in provincia e nel comune successivo, Macerata Feltria, si comporta allo stesso modo.

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Poi è trasferita a Cantiano dove vive presso la famiglia Bertinelli. Di qui Paola chiede di potersi recare al cimitero di Piandimeleto in occasione del secondo anniversario della morte di suo figlio e ottiene il permesso. In questo periodo viene anche autorizzata a lavorare.

Finché nell'agosto '43, con il Governo Badoglio, viene prosciolta ed è rimandata a Trieste con diffida a rientrare nella capitale. Non sappiamo come si regoli a questo punto, se cerchi di evitare il ritorno a Trieste al pari di altri concittadini ebrei. Sicuramente non viene deportata.

Dalla Comunità ebraica di Trieste abbiamo saputo che dal '42 il suo nome non compariva più nella lista degli ebrei triestini, senza dubbio per trasferimento nel Lazio visto che in seguito al matrimonio con Silvio de Socchieri, contratto in età giovanile e poi dichiarato nullo, era andata a vivere ad Anzio”

 

Grazie agli studi di Lidia Maggioli e Antonio Mazzoni, il fenomeno in provincia di Pesaro Urbino è stato analizzato e raccontato, a partire dai fascicoli personali del fondo Questura di Pesaro, serie nota come “Pratiche relative a cittadini di origine ebraica”. Si tratta di 267 fascicoli personali, intestati a uomini e donne di origine ebraica – di nazionalità italiana o straniera - sottoposti al controllo della Questura, molti dei quali oggetto di provvedimenti di internamento. I comuni della provincia di Pesaro Urbino individuati come sede di internamento erano 12 nel 1940, diventati poi 26 nel 1942. Tra questi: San Leo, Macerata Feltria, Pennabilli, S. Angelo in Vado, S. Agata Feltria.