Salomone Goldstein

Nato a Galatz (Romania) nel maggio 1877, Salomone Goldstein era un grande ammiratore dell'Italia. Ingegnere della ditta tedesca E. A. G. di Francoforte sul Meno, nel 1906 venne incaricato di occuparsi dell'incanalamento del fiume Tronto da Arquata alla centrale di Vena-martello. I lavori si protrassero fino al 1914 e il loro buon esito rese Salomone oggetto di stima e ammirazione da parte della popolazione locale.

Rientrato a Francoforte, dove ad attenderlo c'era la famiglia, Salomone mantenne sempre vivi i contatti con l'Italia e nel 1936 tornò ad Ascoli per occuparsi di alcuni affari a Castel di Lama e ad Acquasanta.

L'inizio della politica antiebraica mise Salomone in una situazione di doppia criticità: da una parte evitare l'espulsione dall'Italia, dall'altra permettere l'uscita della moglie dalla Germania. In suo aiuto intervennero la popolazione e le autorità locali che, con un atto di notorietà, si fecero garanti della sua onestà e italianità. Ma allo scoppio della guerra Salomone venne internato, prima presso il campo di Campagna (Salerno), poi presso quello di Tortoreto Alto (Teramo), infine ad Alberobello (Bari).

L'internamento ad Alberobello trascorse relativamente bene, grazie ai regolari rifornimenti alimentari e alla libertà di movimento goduta, ma purtroppo nel luglio del 1942 Salomone venne trasferito nel campo di Ferramonti di Tarsia. I problemi fisici, l'età avanzata e l'intercessione del gesuita Pietro Tacchi Venturi, aiutarono Salomone a riottenere la libertà. Nel dicembre del 1942 rientrò ad Ascoli.

Nell'ottobre del '43, in seguito all'occupazione nazista, Salomone venne raggiunto da un nuovo ordine di arresto. Riuscì a evitare il rastrellamento solo grazie all'aiuto della popolazione locale che lo nascose fino all'estate del '44, quando i nazisti abbandonarono il territorio.

Nonostante le disavventure vissute, Salomone scelse di rimanere ad Ascoli, la città che lo aveva salvato, dove visse fino alla morte nel 1952.